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6850 Mendrisio
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i nostri consigli


Ecco i titoli che la Libreria dei ragazzi ha scelto per voi.
Le recensioni sono suddivise in "Libri per adulti" e "Libri per bambini e ragazzi"


Benedizione
di Kent Haruf


(edizioni N, 2015)

Benedizione è un libro crepuscolare nel suo inno alla quotidianità, ai piccoli gesti, al dialogo di ogni giorno. Della poesia la scrittura di Haruf ha quell'essere scarna e piena, fredda e intima allo stesso tempo. Il primo libro della Trilogia della pianura ci porta dentro la cittadina immaginaria di Holt, che ha tutto quello che ci aspettiamo da una piccola cittadina del Colorado: spazi ampi e vento forte, poche case, reticolo di strade che si snodano tra campi di frumento e pascoli.

tutti e tre si allontanarono dalla macchina e rimasero in piedi sull'altura ventosa. C'erano altre colline a est e a sud, la città lontana a nord, con i silos bianchi che si stagliavano contro il verde della massa degli alberi, e ovunque tutto quello spazio aperto e piano. (p. 112).

Una volta messo piede a Holt, dovete conoscere i suoi personaggi. Andare a casa di Dad Lewis – che sta per morire e ha dedicato la sua vita al negozio di ferramenta – e sedervi nel suo salotto sorseggiando una tazza di caffè in compagnia di sua moglie Mary e della figlia Lorraine. Una voce narrante attenta ad ogni smorfia sul suo viso vi spiegherà tutto (o non proprio tutto, e dopo vi dico il perché); vi farà notare le mani posate sul suo grembo, la sua aria stanca nel suo lento avvicinarsi alla fine della vita, vi farà sentire l'assenza-presenza di Frank, l'altro figlio.

Qui tutti sanno nome, cognome e vita degli altri. Si frequenta la chiesa, dove alla fine di ogni funzione ci sono gli avvisi parrocchiali che mettono al corrente la comunità delle piccole grandi novità del paese. È un posto che ti inchioda e ti protegge, Holt. Che ti permette di crescere ma ti fa vedere le cose da troppo vicino per avere una chiara percezione della loro grandezza. Kent Haruf ha la capacità di mettere nella narrazione le vite di personaggi normali che, come tutti noi, hanno i loro drammi e cercano di spazzarli come polvere sotto al letto, sapendo che al primo soffio di vento si ripresenteranno lì, davanti i nostri occhi.

Attorno alla famiglia Lewis c'è Lyle, il parroco appena arrivato da Denver con suo figlio e sua moglie; Alice, la bambina orfana che vive con Berta May, la vicina di casa; ci sono Alene e Willa, madre e figlia che si muovono tra le case dei protagonisti di Benedizione e la chiesa, legate da un affetto di cui forse non sappiamo ancora abbastanza, ma che intuiamo aver ancora qualcosa da dirci dietro il velo dei gesti semplici. Mi piace di questo libro, oltre allo sconfinamento nei territori familiari di ognuno, quella capacità di tracciare linee essenziali per definire i contorni delle scene. Una delle più belle è un bagno tutto femminile, nella cisterna d'acqua di una fattoria: è un momento d'incontro di generazioni, in cui le mani esperte di donne e madri insegnano a nuotare alla piccola Alice. Lascio questa metafora nelle mani di chi leggerà il libro.

Lorraine disse, Alice, sai nuotare?
No.
Sai stare a galla?
Non so come si fa.
È ora di imparare. Vieni qui al centro. Alene, ci dai una mano?
Le due donne la sostennero mentre lei si lasciava andare all'indietro.
Ora devi solo respirare. E allargare le braccia.
Quando iniziava ad affondare la risollevavano, e dopo un po' fu in grado di stare a galla da sola. Le due donne fecero un un passo indietro e lei rimase sdraiata sull'acqua, mezza sommersa, i suoi occhi azzurri che guardavano il cielo azzurro.
(p. 185).

La voce narrante (di cui dicevo sopra) pur conoscendo alla perfezione gli spazi e i pensieri dei personaggi, lascia sempre sulla pagina quella sensazione di non detto, anche nei dialoghi più banali, che è una delle ragioni per cui si rimane come sospesi, ipnotizzati, da questa narrazione: è solo uno scorcio sui mondi interiori degli abitanti di Holt.

Ho scoperto la scrittura di Haruf leggendo Le nostre anime di notte, una storia di avvicinamento, sulla capacità di credere ancora nel sentimento vero in un momento come la vecchiaia, in cui sembra difficile darsi ancora una possibilità. Dopo Le nostre anime di notte (che si legge d'un fiato) sono tornata indietro, a recuperare il primo libro della Trilogia della pianura, perché affezionarmi è una di quelle reazioni spontanee di fronte a un buon libro.

E ci sono buone notizie: sul sito delle edizioni NN potete ascoltare colonna sonora e audio libro curato da Paolo Pierobon, create apposta per Benedizione (ci sono anche per tutti gli altri titoli di Haruf).

E last but not least il 5 novembre uscirà Vincoli, sempre pubblicato da NN e con la traduzione di Fabio Cremonesi, nominato traduttore dell'anno da «La Lettura» nel dicembre del 2017.

Sta quindi arrivando in libreria anche il primo romanzo dello scrittore statunitense, e vi aspetta sui nostri scaffali, insieme a tutti gli altri.


di Mara Travella




Elana Ferrante. Parole Chiave
di T. De Rogatis


(edizioni e/o, 2018)

Le parole della Ferrante

Che Elena Ferrante ci abbia conquistati con la storia di Lila e Elena, con Napoli sullo sfondo, con quella ricerca così vera e profonda nelle cantine degli animi umani, è indubbio. Una volta chiusa l'ultima pagina del quarto volume, Storia della bambina perduta, si sente quell'abbandono, quell'ossimorica malinconia felice, come guardare per l'ultima volta il mare prima di tornare alla vita di tutti i giorni.

È arrivata in libreria una novità per tutti quelli che quella sensazione la sentono ancora lì: a metà stomaco, a metà cuore. S'intitola Elena Ferrante. Parole Chiave (Roma, edizioni e/o,2018), ed è scritto da Tiziana de Rogartis. È un libro di quelli che ti aiutano ad andare in profondità, a scavare dentro la scrittura – quella così agile e schietta della Ferrante – per attraversarne lo stile (con il primo capitolo: Una narrazione geniale e popolare) e per analizzarne i temi cardine (ad esempio: L'amicizia femminile, cap. 2 Napoli, la «città labirinto», cap. 4; Violenza immagini e sparizioni, cap. 6).

Si tratta di una ricerca che Tiziana de Rogartis conduce con l'attenzione di chi sa che le parole pesano, che il successo delle amiche geniali risiede nella capacità della Ferrante di reggere un'impalcatura narrativa attenta ai dettagli. È un equilibrio sempre sul punto di crollare, una storia che si disfa e si ricrea in continuazione con il maturare delle due donne protagoniste. Se dopo il quarto volume vi è rimasto uno spazio sullo scaffale, questo è il quinto libro da metterci. Quest'opera non vi racconta cosa viene dopo, ma ciò che avviene dentro e dietro la scrittura: de Rogartis ci parla di quel luogo speciale che si chiama invenzione, svelandoci la vicinanza che c'è tra immagini e parole che ci sembravano in apparenza lontane.

Eccone un piccolo assaggio:

Tutto, in Elena e Lila, è sotto il segno della simbiosi: la nascita a pochi giorni l'una dall'altra, i diminutivi dei nomi propri – bisillabi, intrecciati nelle allitterazioni (Lina oppure Lila, come solo l'amica la chiama, e Lenù)–, l'aspetto fisico e soprattutto i caratteri. Due temperamenti che la loro relazione struttura rigidamente, sin dai sei anni di età, come ipoaggressivo e iperaggressivo (Lila dichiara: «abbiamo fatto un patto da piccole, quella malvagia sono io»; scf 127) per poi esibirli – come in questa formula di Elena – in ritratti di apparente, spontanea complementarietà: «io bionda, lei bruna, io tranquilla, lei nervosa, io simpatica, lei perfida, noi due opposte e concordi» (sbp 144). In alcune rare sequenze della vicenda l'amicizia tra le due protagoniste è definita attraverso una polarità bilanciata, un'energia scissa che solo quando viene ricomposta arriva alla messa in forma del mondo: «io, io e Lila, noi due con quella capacità che insieme – solo insieme – avevamo di prendere la massa di colori, di rumori, di cose e persone, e raccontarcela e darle forza» (ag 134). La rappresentazione più frequente è invece quella di una complementarietà asimmetrica, [...] in base alla dinamica del pieno e del vuoto:

"io cieca, lei un falco; io col la pupilla opaca, lei che da sempre stringeva gli occhi saettando sguardi che vedevano di più; io attaccata al suo braccio, tra le ombre, lei che mi guardava con uno sguardo rigoroso"
(Simbiosi e alterità, cap. 2).


di Mara Travella


E tu splendi
di Giuseppe Catozzella


(Feltrinelli, 2018)

Ad Arigiliana, «aggrappata su una montagna di boschi» Pietro, la voce narrante di questa storia insieme profonda e leggera – come solo il racconto di un bambino può essere –scopre prima gli stranieri, ridotti alla fame nella Torre in cui sempre è andato a giocare, e poi qualcosa di più grande, di più forte: la paura del diverso, che si attacca ai luoghi comuni, perché «la sventura non viene da sola, c’è sempre qualcuno che la porta». Arigliana è un microcosmo perforato, logorato, dai tempi in cui Zi’ Rocco ha bruciato tutti campi al di qua del torrente, obbligando tutti a migrare dall’altra parte, e lavorare per lui, nella miseria. E in un paese in cui c’è solo la terra, da anni e anni, sempre e solo la terra, a qualcuno la responsabilità bisogna pur darla, e nonostante chi arriva da fuori abbia le stesse mani logorate dal lavoro, la stessa fame, le stesse ingiustizie impresse nello sguardo, la sostanza non cambia: non c’è posto per gli altri.

Per Pietro e per sua sorella Nina l’estate da Nonnonno e Nonnonna sarà un’estate diversa: non solo perché la prima senza la madre, ma anche per la scoperta delle dinamiche adulte, dei meccanismi di forza che mettono in moto il razzismo. Pietro capisce che c'è chi sulle paure degli altri costruisce. Catozzella è riuscito a creare un romanzo in cui alla vicenda di un paesino della Lucania, con le sue difficoltà e le sue leggende, si sovrappone un discorso più ampio, più grande: la mafia Zi’ Rocco, la perdita della madre, la radicata convinzione che niente possa cambiare. E tu splendi ha la voce di un bambino, e per questo lo stiamo ad ascoltare: ha la capacità di far dire a un ragazzino undicenne come si possa crescere e seminare - splendere, per l’appunto – di nuovo, nonostante tutto.

A volte per comprendere un libro, uno scrittore, mi piace entrare “dalla porta laterale”: scoprire cioè chi e cosa legge, cosa c’è nella sua libreria, nei suoi appunti. E alla fine del libro, Catozzella rivela da dove nasce questa storia: dal «suo amore per il Sud, la terra di cui è originario e che ama» e anche «dalle chiacchierate [...] con un grande studioso del Mezzogiorno, e scrittore – caro amico –, che non c’è più: Alessandro Leogrande». E io credo che con Leogrande Catozzella condivida una stessa matrice, quella che spinge a scrivere un romanzo che ci parli della verità, senza fare giornalismo d’inchiesta. Soprattutto la narrazione non ci fa stare comodi nel nostro guscio, ci racconta una storia dall’interno, su più livelli: sia per la presenza della voce infantile, che per quella del popolo, ma anche – e soprattutto – per quella che si sente forte e chiara una volta girata l'ultima pagina: quella della terra, che silenziosa si è vista calpestare dalla miseria, che non ha né nazionalità o età. E tu splendi riesce a darci uno scorcio sulla realtà sociale, con i suoi problemi e le sue divisioni, proprio come Leogrande ha fatto in grandi romanzi come Uomini e caporali (Mondadori, 2008) o nel suo ultimo libro, La frontiera (Feltrinelli, 2015), un intreccio di storie di migranti, dove lo scrittore tarantino, raccontandoci dei viaggi fino alle nostre di barriere, reali e mentali, ha cercato «di provare a dipanare i fili di quegli eventi che a prima vista paiono incomprensibili nel loro ginepraio di violenza, lutti, oppressione, che pure determina la vita di tanti».


di Mara Travella


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I SABATI DA FAVOLA


  • 06.10 rotoli & rotoli, et voilà trasformati!
  • 13.10 origami: l’arte di piegare la carta
  • 20.10 che divertimento: le patate che stampano!
  • 10.11 origami: l’arte di piegare la carta
  • 17.11 che sorpresa!
  • 24.11 i mostricciattoli di halloween
  • 01.12 lanterne dell’avvento
  • 08.12 biglietti di natale: li faccio io!
  • 15.12 sacchetto natalizio
  • 22.12 angelo

lettura + lavoretto

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Lu / Ve 9.00 – 19.00
Sa 9.00 – 17.00
Do chiuso!
Stefania Pelli
Amanda Stöckli
Sofia Ciriello
Adriano Nicolosi
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